Sin da bambino osservavo molto i volti. Da adulto cominciai a disegnarli, con la matita, li riproducevo in scala di grigi (chiaroscuro) e così imparai a vedere le possibilità infinite del colore, sempre e solo attraverso il bianco e nero. Adesso la mia matita è la macchina fotografica, che non so usare se non come una matita. I volti che fotografo e che vengono bene sono quelli che già conosco, che ho memorizzato quando ero bambino. La sorpresa, quindi, non è il volto ma la luce che fa sembrare ogni volta una cosa sempre diversa. Ed è quella che sto cercando adesso di conoscere e d’imparare…
F. Confessore